Quanto successo a Roncade nella notte tra il 24 / 25 ottobre presso la palestra comunale è un qualcosa che va contro la semplice immaginazione di tutti i roncadesi che, in questi ultimi tempi, si ritrovano a riscoprire un territorio tranquillo, sereno, amabile in un territorio come tanti e quindi non esule dagli aspetti più “crudi”.
Quanto accaduto ha un sapore molto amaro perché non si è trattato del semplice atto vandalico, come per esempio può essere la rottura di un finestrone, ma bensì di un fatto vergogno e che lascia sul tavolo molti interrogativi visto i suoi contenuti (oltre a sfondare porte interne ed esterne sono state rivenute frasi oscene e blasfeme e successioni di segni riconducibili al simbolismo satanista).
Chi può aver commesso una cosa simile? Si pensa a dei ragazzi sotto l’effetto di alcol o stupefacenti, legati probabilmente anche a sette sataniche.
Il problema relativo al rapporto adolescenti/stupefacenti presenta una realtà che sta’ dilagando sempre più e quanto accaduto nei mesi scorsi in alcune scuole superiori trevigiane mette in luce l’apertura di una falla pericolosa e cioè: il consumo di stupefacenti tra i ragazzi avviene sovente a scuola, durante l’orario di lezione e questo fa sì che ci si debba seriamente interrogare sull’approccio dei ragazzi alle sostanze stupefacenti.
E’ inutile nascondere la testa sotto la sabbia … occorre invece rendersi conto che c’è da parte dei giovani un costume e un approccio alle sostanze stupefacenti più diffuso di quanto si creda e le motivazioni che stanno dietro questo fenomeno possono essere varie, tra cui la fragilità, la moda, il prendere tutto come un gioco, la paura di affrontare la realtà, ecc. …
Purtroppo non si può dimenticare che dinnanzi ad una realtà così pericolosamente importante c’è stato chi aveva deciso di elevare la dose di cannabis detenibile a uso esclusivamente personale … la persona in questione era l’ex Ministro della Salute l’On. Livia Turco, durante il Governo Prodi.
La giustificazione del provvedimento stava in questi termine: “Un provvedimento per far sì che migliaia di giovani non debbano varcare le soglie del carcere o essere vittime di un procedimento penale per aver fumato uno spinello”. Per l’ex Ministro questa azione rientrava tra le azioni messe in campo per prevenire.
Fortunatamente questo adeguamento normativo non entrò mai in vigore grazie all’intervento del Codacons e alla sentenza del TAR del Lazio.
Scuola e famiglia, da sole di fronte a questa emergenza ormai sono impotenti. Serve una coalizione più ampia che condivida gli stessi progetti educativi. I programmi educativi contro la droga ci sono già ma è necessario potenziare le strategie di prevenzione.
L’amministrazione comunale deve orientare il suo agire verso una politica giovanile più diretta e concreta e perché no anche sostenendo quanto le parrocchie, con molte difficoltà, già si ritrovano ad attuare - mediante quella che viene chiamata pastorale giovanile - attraverso la condivisione di progetti comuni.
Non dimentichiamo l’appello lanciato del nostro Vescovo Monsignor Andrea Bruno Mazzocato: “SERVE UN PATTO EDUCATIVO PER I GIOVANI”.









