Sono d'accordo che dopo un certo numero di anni un immigrato che risiedi in una città, con lavoro regolare e che paga le tasse, abbia diritto al voto. Ma è evidente che la questione del voto in sé è di poco significato. Il presupposto è che l'immigrato interiorizzi quelli che sono i valori del paese dove ha deciso di investire la propria vita. Per questo motivo il tema del voto va inserito all'interno di un quadro che definisca maggiormente il percorso di integrazione degli immigrati nella società e nella cultura del paese. E su questo mi pare vi sia ancora molto da lavorare, al di là degli schieramenti politici.
17/09/2008
17/09/2008








